Un vero piccolo mistero riaffiora periodicamente
nella letteratura chimica e tecnica: l'effetto di un campo magnetico
sull'acqua.
Sono presenti sul mercato dei dispositivi per uso
domestico e industriale, consistenti semplicemente in un forte magnete
permanente, o di un elettromagnete variamente alimentato [1]. Talvolta
esso ha la forma di una specie di tubo, entro il quale viene fatta passare
l'acqua dell'impianto; altre volte si tratta di magneti da applicare
esternamenteai tubi metallici.
Secondo i venditori, l'utilizzo di questi gadgets
eviterebbe, o ridurrebbe significativamente, la formazione di incrostazioni
calcaree negli impianti idrici (tubazioni, caldaie, scaldabagni, lavatrici),
migliorerebbe l'efficienza dei saponi, ecc. (Nelle automobili, magneti
simili diminuirebbero fino al 20 % il consumo di carburante, ridurrebbero
l'emissione dei gas di scarico nocivi, aumenterebbero la durata del
motore, ecc.)
Si vendono anche, magari in farmacia, braccialetti
e sottopiedi con placche magnetiche che produrrebbero una serie infinita
di benefici sulla salute di chi li indossa.
Che tali oggetti si vendano non sorprende. Per molte
persone il magnetismo riveste ancora caratteristiche quasi magiche.
come ai tempi di Mesmer, il quale per l'appunto utilizzava calamite
per "guarire " i suoi pazienti [2].
Se in un sistema complesso come un essere vivente
gli effetti di un trattamento possono essere molto difficili da distinguere
da quelli di un placebo, per limitarci al caso dell'acqua, peró,
dovrebbe essere vero il contrario.
In effetti esistono piú di cento lavori che hanno affrontato
l'argomento.
Per quanto riguarda le incrostazioni calcaree, e'
ovvio che i magneti non hanno alcun effetto nel diminuire la concentrazione
di carbonati nelle acque dure. La spiegazione piú ripetuta per
il (presunto) effetto è che in assenza di un campo magnetico,
il carbonato di calcio cristallizzerebbe sotto forma amorfa, fortemente
aderente alle pareti. Un campo magnetico, invece, favorirebbe la precipitazione
di fasi cristalline (aragonite o calcite) non aderenti.
Sorprendentemente, comunque, le conclusioni dei lavori
sperimentali sono le piu' disparate [3]. Alcuni ricercatori non hanno
osservato alcun effetto: non vi sarebbe alcuna differenza tra due sistemi
identici, posti in parallelo, in uno solo dei quali viene applicato
il dispositivo magnetico.
Secondo altri, l'effetto esiste ma non è riproducibile
con facilità, dipendendo da condizioni ancora poco chiare [4].
Per altri ancora, esso è anche riproducibile; in questo caso,
però, le spiegazioni differiscono tra loro.
Per esempio, secondo alcuni l'effetto di cristallizzazione
differenziale avverrebbe soltanto in presenza di piccole quantitá
di ioni ferro [5]. Secondo altri, muterebbe invece la struttura cristallina
del solfato (non del carbonato) di Calcio. Oppure, cambierebbe la carica
superficiale delle particelle in sospensione, o addirittura la natura
del legame idrogeno tra le molecole d'acqua; o responsabili potrebbero
essere certe proteine [6].
Per altri ancora, tutto si ridurrebbe all'effetto
della aumentata turbolenza che certi tipi di dispositivi magnetici producono
nelle tubazioni.
Risultati tanto irriproducibili e spiegazioni cosí divergenti
fanno sospettare che, se l'effetto è veramente dovuto alla forma
di cristallizzazione del CaCO3, a pilotarla debba essere
qualche sottile fattore chimico fisico non facilmente prevedibile o
controllabile.
In assenza di una spiegazione generalmente accettata,
si sviluppano, come spesso accade, congetture pseudoscientifiche.
Qualche terapeuta "new age" ha giá ipotizzato
che si possa influire sull'evolversi del sistema in vitro aggiungendo
poche gocce di estratti omeopatici di fiori diversi. Estendendo il pensiero
magico-analogico, altri affermano che l'acqua "magnetizzata" scioglie
non solo le incrostazioni delle caldaie; se bevuta, scioglie pure i
calcoli. E vende bicchieri con un magnetino incollato sul fondo.
Se si vuole limitare la superstizione, bisognerá che prima o
poi qualche
chimico curioso e paziente chiarisca la veritá.
[1]
Ch. Br. march 1990, p. 209; feb. 1996, p.30; apr 1996 p. 25; jun.
1996, p. 28; sept 1996, p. 22;
[2]
M. Beretta, Lavoisier, la rivoluzione chimica. Coll. I grandi della Scienza,
Ed. Le Scienze, I,(3), maggio 1998, p.72.
[3]
M. Powell, Skeptical Inquirer, Jan-Feb. 1998, 27-31 (33 refs.)
[4]
D. Quintini, Aspetti della Cristallizzazione del Carbonato di Calcio con
Riferimento al Problema delle Incrostazioni. - Tesi sperimentale di Laurea
in Chimica, Università di Pavia, Dip. Scienza della Terra, A.A.
1987-88
[5]
a- G. Paiaro, R. Colalé e L. Pandolfo, Chim. Ind., 1987,
69, p. 88-89
b- G. Paiaro e L. Pandolfo, Annali di Chimica, 1994, 84,
p. 271-75.
[6]
a- A. Bigi, G. Falini, M. Gazzano, N. Roveri e A. Ripamonti. Biogenic
Crystals and New Materials - Chim e Ind., 1998, 80, p. 615
b - Y. Levi, S. Albeck, A. Brack, S. Weiner, L. Addadi, Control Over Aragonite
Crystal Nucleation and growth: An In Vitro Study of Biomineralization.
Chem. Eur. J., 1998, 4, 3, p. 389
c - C. Falini, S. Fermani, M. Gazzano, A. Ripamonti: Biomimetic Crystallization
of Calcium Carbonate Polymorphs by Means of Collagenous Matrices. Chem.
Eur. J., 1997, 3, 11, p. 1807
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