Luigi  Garlaschelli
Paranormale: Psicologia della fede nel mistero
La Stampa, 10/5/2000

            

Esistono i fenomeni paranormali? E’ possibile, senza i normali sensi, acquisire informazioni su eventi lontani nel tempo (precognizione), nello spazio (chiaroveggenza), percepire i pensieri di altre persone (telepatia), muovere oggetti senza applicarvi forze (psicocinesi)?
    Da quando, 120 anni fa, in Inghilterra nacque la Society for Psychical Research, la contestata disciplina della parapsicologia tenta di studiare scientificamente questi fenomeni tramite i metodi (test di laboratorio, analisi statistiche, ecc) della psicologia classica. Nonostante i suoi sforzi, però, la parapsicologia sembra avere fallito il suo scopo. La comunità scientifica internazionale, tranne pochissimi "addetti ai lavori", non è affatto convinta neppure dell’esistenza stessa di questi fenomeni.
    Una giusta cautela: se si pensa che accettarli vorrebbe dire buttare a mare molte acquisizioni fondamentali della scienza, è ovvio che le prove debbano essere estremamente convincenti. Invece, la parapsicologia non è stata finora in grado di indicare nemmeno un esperimento grazie al quale chiunque (soprattutto gli scettici) possa riprodurre un fenomeno paranormale; e tanto meno sa formularne le leggi o emettere predizioni circa il loro modo di funzionamento.

    Eppure... eppure le statistiche dicono che circa il 40 per cento della popolazione crede all’esistenza di qualcuno di questi fenomeni. Tanto è il divario tra queste credenze e ciò che è scientificamente provato, che in molti paesi sono sorti appositi comitati che vogliono far valere anche in questo campo la voce del rigore e del metodo razionale e scientifico. In Italia per esempio esiste il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale – www.cicap.org), lanciato da Piero Angela e al quale aderiscono anche molti nomi famosi della scienza, che è da anni impegnato in quella che secondo alcuni pessimisti è una battaglia persa in partenza.
    Forse la vera domanda da porsi è: perché tante persone credono in ciò che non è dimostrabile scientificamente? E’ vero, ai mass-media il mistero piace, e le voci scettiche sono spesso ignorate, ma questo ancora non spiega nulla.
    Una causa, si ritiene, è la paura dell’ignoto (e della morte), e il bisogno di certezze, di dare un senso a ciò che non si capisce, a ciò che non si sa - e che nemmeno la scienza sa - padroneggiare nè prevedere. Tradizionalmente, questo ruolo è stato assunto anche dalle credenze religiose. La grande differenza è che la religione è un sistema di credenze metafisiche, mentre il paranormale vorrebbe essere dimostrabile scientificamente.
    Ma l’altra grande causa della credenza nel paranormale è che molti hanno esperienza diretta di fenomeni che non si sanno spiegare, ma che costellano la nostra vita quotidiana.
    Suona il telefono e abbiamo la sensazione di sapere chi è; sogniamo un incidente e il giorno seguente questo si verifica; arriviamo in un posto mai visto e abbiamo la sensazione di esserci già stati...
    Queste e molte altre esperienze "misteriose" sono raccolte ed esaminate ne Il sesto senso (Piemme, pp. 235, L. 28.000), il nuovo libro di Massimo Polidoro, psicologo ed esponente di spicco proprio del CICAP. Attraverso una massa di esempi tratti dall'esperienza professionale dell'autore, da casi di amici e conoscenti e da fonti letterarie, scopriamo come le capacità organizzative e di elaborazione di informazioni della nostra mente possono dare vita alle esperienze più stravaganti e insolite: sogni premonitori, presagi telepatici, dejà-vu, contatti con l'aldilà, esperienze insolite ai confini del sonno. Per ogni argomento, l'autore presenta prima una serie di testimonianze reali; quindi, cerca di capire quali possono essere le cause naturali alla base di ogni fenomeno.
    Polidoro con questa opera si inserisce in un filone relativamente nuovo di studi sul paranormale. Non più il tentativo - che i parapsicologi forse hanno storicamente fallito - di dimostrare l’esistenza del paranormale, ma piuttosto quello di capire le ragioni della credenza in esso. Una linea di ricerca condivisa ormai da molti psicologi (Blackmore a Bristol, Bressan a Padova, Hyman a Eugene, Oregon, Morris a Edimburgo, Wiseman all’Università di Hertfordshire, ecc.) e che addirittura fu indicata già nel 1875 dal chimico Mendeleev, ideatore della tavola periodica degli elementi. Al termine di esperimenti sull’allora diffuso fenomeno dello spiritismo, egli dovette concludere che in tutti si era verificata una frode o un errore di qualche tipo. Mendeleev, quindi, suggeriva che l’unica indagine di tipo scientifico che restava poteva essere quella antropologica, sociologica o psicologica sul diffuso fenomeno della credulità popolare.
    "In passato", scrive Tullio Regge nell'introduzione, "Polidoro si è occupato di svelare trucchi e tecniche usate da praticoni di ogni tipo per simulare il paranormale; questo nuovo libro, invece, illustra tutte quelle situazioni psicologiche insolite, le illusioni e i trabocchetti che la mente può giocare a tutti noi e farci credere che qualcosa di paranormale ci sta succedendo. Mi piacerebbe che questo libro fosse letto e meditato non solamente dall’uomo della strada, ma anche e soprattutto dai miei colleghi, potrebbero averne bisogno"
 

 

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