Da
allora, i cultori della fanta-archeologia, come von Däniken,
[4] Kolosimo [5], e tutti i loro imitatori, spesso riportando
notizie di seconda mano e mai i lavori originali, svilupparono
acriticamente il tema della "batteria" e dell'elettricità
nell'antichità. Anche un autore storicamente attento
come Sprague de Camp [6], comunque, considera l'oggetto autentico;
o per lo meno afferma che non è stata proposta alcuna
altra ipotesi convincente sul possibile uso di esso. Perfino
lo scettico francese Henri Broch [7] accetta questa ipotesi,
e anzi ricostruisce una "batteria" simile capace di generare
una lieve differenza di potenziale.
Broch e altri [8] ricordano giustamente che,
anche se i Parti avessero conosciuto l'elettricità, questa
scoperta sarebbe rimasta isolata, senza conseguenze tecnologiche
di rilievo. Nello stesso modo, è noto che gli antichi
Greci conoscevano la forza del vapore, ma il fatto servì
solo a produrre piccole curiosità, non certo a costruire
treni o macchine industriali.
L'esistenza di una batteria mesopotamica
porterebbe ad una serie di altri enigmi archeologici. L'oggetto
avrebbe un'efficienza così bassa che per qualunque utilizzo
sarebbero state probabilmente necessarie molte "batterie" collegate
in serie o in parallelo tra loro. Non sono nemmeno visibili
punti ove verosimilmente si potessero collegare fili metallici
o altri conduttori. Questo peraltro è l'unico esemplare
"montato" mai ritrovato (anche se pare che altrove ne siano
stati ritrovati pezzi sciolti): infine non è nota alcuna
altra cronaca, citazione o dipinto di questo oggetto; né
- soprattutto - alcuna applicazione tecnologica dell'epoca (metallurgica,
chimica, ecc.) che richieda l'utilizzo di elettricità.
König [1, 2] cita un metodo di elettrodoratura
usato dagli artigiani nella moderna Baghdad, affermando che
potrebbe essere un procedimento segreto, derivante da ancestrali
conoscenze. In realtà questo metodo [9] è identico
ad un brevetto inglese del 1839, e tra l’altro non richiede
affatto una sorgente esterna di corrente elettrica.
Nella sue essenza, il metodo consiste nel
sospendere, con filo metallico l’oggetto da dorare in un bagno
di un composto solubile dell’oro (un complesso col cianuro,
Au(CN)2-, sconosciuto nell’antichità) contenuto in un
recipiente di terracotta. Attorno a questo vi è una soluzione
di acqua e acido solforico, o comune sale da cucina, in cui
è immersa una lamina di zinco, collegata tramite il conduttore
metallico, all’oggetto da dorare. All’anodo lo zinco si
ossida passando in soluzione come ione, mentre al catodo l’oro
metallico si deposita sull’oggetto da dorare.
Zn --> Zn2+ + 2e-
Au+ + e- --> Au
Come
si vede, tutto ciò non ha nulla a che fare con la "batteria
di Baghdad".
Tornando a quest’ultima, nemmeno i chimici sono concordi nell'ipotizzare
che tipo di elettrolita potesse essere presente nella cella.
Per esempio, per ottenere l'ossidazione del ferro e lo sviluppo
di idrogeno dall'elettrolita
Fe --> Fe2+ + 2e-
2 H+ + 2e- --> H2
è
stato detto che si dovrebbero impiegare acidi forti, sconosciuti
a quell'epoca. [3]
Un inevitabile parallelo che viene fatto è quello con
la "pila al limone" [10] illustrata nei libri di chimica dimostrativa.
Una striscetta di rame e una di zinco, infilzate in un limone,
generano abbastanza energia elettrica da accendere un piccolo
LED o un calcolatore elettronico tascabile.
Il paragone è suggestivo ma impreciso.
La reazione qui avviene perché un elettrodo è
di zinco. Il rame non è necessario, e può essere
sostituito da una bacchettina conduttrice di grafite. (La reazione
catodica, peraltro, è riportata essere proprio la riduzione
di H+ con sviluppo di idrogeno.)
Zn --> Zn2+ + 2e-
2 H+ + 2e- --> H2
Secondo
altri ancora, aceto, succo di limone o acqua salata servono
soltanto come soluzioni conduttrici, e le vere reazioni sarebbero
[9]
Fe --> Fe2+ + 2e-
O2 + 2H2O + 4e-
--> 4 OH -
Se
nella "batteria di Baghdad" mettiamo queste soluzioni (o anche,
come fa Broch, semplice acqua di mare), otteniamo una lieve
differenza di potenziale dovuta però alla reazione della
piccola quantità di ossigeno disciolta nel liquido, che
poi presto cessa, se il gas disciolto non può essere
rimpiazzato da altro. Tra l’altro, nemmeno questo sembra possibile
nella "batteria di Baghdad" che era ermeticamente sigillata.
Sono state ipotizzate altre reazioni catodiche
in teoria possibili, ma non si sa quanto verosimili: per esempio
la riduzione del p-chinone (ottenuto da una varietà
di millepiedi!) a idrochinone.
Schwalb [11] preceduto dall’ingegnere americano
Willard F. M. Gray [12] ipotizza pure la presenza di una soluzione
di solfato di rame (nemmeno esso noto duemila anni fa) che si
ridurrebbe a rame metallico.
Cu2+ + 2e- --> Cu
Fe --> Fe2+
+ 2e-
Tutte
queste reazioni chimiche immaginabili hanno un altro limite
tecnologico: il fatto che nella "batteria di Baghdad" non vi
è traccia di un setto poroso o ponte salino che permetterebbe
alle semireazioni anodica e catodica di avvenire separatamente
e di sfruttare il flusso di elettroni in un conduttore esterno
collegante i due elettrodi. La cella si polarizzerebbe subito,
e avrebbe un’efficienza e una durata di funzionamento minime.
Come si vede, l'argomento si presta a diverse
congetture. Forse futuri scavi apporteranno nuovi elementi di
valutazione, in mancanza dei quali, per ora, è saggio
mantenere, ecclesiasticamente, una paziente e cauta prudenza.
Anche perché potrebbe essere tutto
un abbaglio. Ecco infatti quanto scrive il World Alamanc.
A Book of the strange [13]:
"Troppi
particolari della storia però rimangono oscuri per permettere
una conclusione positiva. Per quel che si può stabilire,
gli oggetti in questione non sono stati datati con esattezza.
König scrisse che la batteria era "passata per molte mani"
prima che egli venisse a sapere della sua esistenza. E’ quindi
possibile che essa non fosse nemmeno stata trovata tra le rovine
di Parti. (...) non è da escludere che la famosa batteria
sia un manufatto recente, buttato via sbadatamente [14]
o presentato fraudolentemente a Konig come scoperta archeologica".
1)Konig,
W. Ein galvanisches Element aus der Partherzeit? - Forschungen
und Fortschritte, 14(1), 8-9 (1938)
2)
Dubpernell, G. Evidence of the use of primitive batteries in
antiquity. Selected Topics in the History of Electrochemistry,
G. Dubpernell e J. Westbrook, Eds, The Electrochemical Society,
I-22 Princetn, NJ. (1978)
3)
Paszthory E. Electricity generation or Magic? The analysis of
an unusual group of finds from Mesopotamia. MASCA Research
Papers in Science and Tecnology 6:31-8 (1989)
4)
Von Däniken, E. Chariots of Gods, New York: Bantham Books,
(1968).
5)
Kolosimo, P. Terra senza tempo, Milano: Sugar. e Astronavi sulla
preistoria, Milano: Sugar (1971)
6)
De Camp, L. S. The Ancient Engineers, 8th print, New York, Ballantine,
1991 p. 252.
7)
Broch, H. Au Coeur de l'extra-ordinaire. L'Horizon Chimérique,
1991, 66-68.
8)
Stiebing W. Ancient Astronauts, Cosmic Collisions, Amherst,
NY, Prometheus Books, (1984).
9)
G. Eggert - The Enigmatic "Battery of Baghdad". Skept. Inq.,
May-June 1996, 31-34
10)
Swartling, D. e Morgan, C. Lemon cells revisited - The Lemon
Powered Calculator. J. Chem. Ed., 75, 2, 181-82 (1998)
11)
Schwalb, H. Electric batteries of 2,000 yesrs ago. Science
Digest, 41(4); 17-19
12)
Gray, W. F. M. A Shocking Discovery. J. of Electroch. Soc.
110 (9), 210C-211C (1963).
13)
World Almanac. A Book of the strange (trad. it. Almanacco Universale
delle Cose più strane e Misteriose. Mondadori, 1991,
p. 276-78)
14)
MacKechnie Jarvis C. An Early Electric cell? J. Inst. Electr.
Engin. 6:356-57 (1960). (L'autore congettura, erroneamente,
che potrebbe trattarsi di una batteria per telegrafo del '900.)