San
Galgano
Una
spada del XII secolo, conficcata in una roccia e identica a quella
leggendaria che il giovane Artù avrebbe estratto diventando
re d’Inghilterra, esiste veramente.
E’ la spada di san Galgano, e si trova nella Rotonda di Montesiepi,
presso Chiusdino (Siena), accanto ai resti di una stupenda e più
famosa abbazia cistercense, ora senza tetto e con un prato di
erba verde come pavimento. Una valle selvaggia, un luogo incantato,
quasi un pezzo di Bretagna incongruamente trasportato in terra
toscana.
Galgano Guidotti da Chiusdino, dapprima giovane scapestrato, a
33 anni ebbe in sogno una visione di san Michele. Si fece cavaliere,
ma dopo una seconda visione divenne infine eremita in una capanna
a pochi chilometri dal suo paese natale.
Qui, in segno di rinuncia alla violenza, Galgano conficcò
la spada nel terreno – con gesto simmetrico e opposto a quello
arturiano - adorandola come croce.
In seguito compì alcuni miracoli, e dopo soli undici mesi
morì nel 1181.
Dopo quello che alcuni ritengono il primo processo di canonizzazione
di cui si ha notizia (1185), della figura e del mito di san
Galgano si appropriarono i Cistercensi, che si stavano espandendo
in tutta Europa, i quali si installarono dapprima nella Rotonda,
ed eressero dal 1218 la vicina Abbazia.
In questo modo essi ricondussero nell’ambito ufficiale della Chiesa
un culto eremitico che in quelle zone era già forte anche
per la presenza di un altro eremita, san Guglielmo, morto nel
1157 nella vicina Malavalle.
La figura di san Galgano sembra rappresentare un punto centrale
dell’epoca. Da san Bernardo di Chiaravalle, combattente
per la fede, che guida le Crociate, si passa per Galgano, cavaliere
che rinuncia alla violenza conficcando la spada nel terreno, per
arrivare al misticismo di san Francesco, nato nell’anno in cui
Galgano muore.
Troppe sembrano essere le coincidenza tra san Galgano – o la sua
leggenda e l’agiografia - e alcuni elementi del ciclo epico bretone
che si andava diffondendo in Europa esattamente in quegli anni.
Quasi sicuramente, i Cistercensi sfruttarono alcuni elementi della
figura del Santo adattandole alle leggende e alla letteratura
del tempo. Ma il collegamento tra Galgano e la materia arturiana
è forse più diretto di quanto si possa pensare.
I Trovatori, che portarono in Europa le leggende arturiane (e
uno dei Cavalieri della Tavola Rotonda si chiamava Galvano) trovavano
mecenatismo soprattutto presso la corte di Aquitania.
Guglielmo X d’Aquitania, trovatore egli stesso, nel 1137 sparì
durante un pellegrinaggio. Molte biografie assicurano che
egli si trasformò proprio in Guglielmo di Malavalle, l’eremita,
installatosi in quella zona tredici anni più tardi.
Guglielmo X era padre di Eleonora d’Aquitania, prima sposa a re
Luigi VII di Francia, e poi – ripudiata per non avergli dato un
erede maschio – moglie di Enrico d’Inghilterra, e con lui
madre di otto figli (tra i quali Riccardo Cuor di Leone e Giovanni
Senza Terra).
Potrebbe essere stato Guglielmo a portare il simbolo della Spada
nella Roccia proprio in quel luogo e in quegli anni?
La
figura di Galgano è ancora in parte un enigma. Mentre delle
vicende dei Cistercensi, dalla costruzione della grande abbazia
in poi, si sa quasi tutto garzie alle precise documentazioni dei
monaci, san Galgano emerge dalle nebbie della leggenda. Del processo
di canonizzazione possediamo solo una trascrizione cinquecentesca,
mentre sulla vita del santo il documento più antico è
la trascrizione quattrocentesca di un codice del XIII secolo.
[ 1 ]
Indagini
scientifiche
La
Spada nella Roccia e il suo mistero sono indubbiamente un argomento
affascinante per il valore che essi rivestono nell’immaginario
collettivo. E’ da poco iniziata una serie di indagini scientifiche,
coordinate da chi scrive, volte al tentativo di acquisire qualche
ulteriore conoscenza certa.
Sono state ottenute le opportune autorizzazioni dal parroco di
Chiusdino, don Vito Albergo, e dall’Arcivescovo di Siena, e dal
gennaio scorso il programma ha avuto inizio. I punti previsti
sono parecchi, e utilizzano metodi tipici dell’archeometria, sia
chimici che fisici.
Ne indichiamo alcuni
1)
Prospezione della Rotonda con Georadar.
Si
tratta di un esame di tipo archeologico effettuato con uno speciale
radar in grado di visualizzare strutture sotterranee, con vari
gradi di risoluzione e di profondità, da poche decine
di centimetri fino ad alcuni metri.
Questa fase delle indagini potrebbe indicare la presenza di muri,
cavità, tombe, ecc. (o niente del tutto!!) sotto la Rotonda,
che si dice costruita sopra la capanna, pure circolare di Galgano
eremita.
L’esame si attua con una apparecchiatura portatile, passando lungo
il pavimento un’antenna grande come una grossa scatola da scarpe.
Parte di questo esame è stato effettuato mercoledì
17 gennaio 2001 da parte del dott. Ermanno Finzi (Dipartimento
di Geologia, Paleontologia e Geofisica dell’Università
di Padova), esperto di georadar, e della sua équipe.
Sono state eseguite una serie di scansioni a 50 cm l’una dall’altra
sul pavimento della Rotonda e nell’ingresso.
Una prospezione attorno alla roccia della spada con l’antenna
che Finzi aveva con sé non ha permesso altro che intravvedere
la lama sottostante, a causa dell’infelice conformazione della
roccia, e della posizione della lama (verticale e di taglio)
L’équipe di Finzi è tornata alla Rotonda il 18 maggio
per ulteriori prospezioni anche all’esterno della costruzione.
Ora le scansioni sono in fase di elaborazione con un apposito
programma presso l’Università di Padova, per ricostruire
la forma di possibili strutture sotterranee.
2)
Datazione delle parti dell’edificio
Al
nucleo originario della Rotonda, che si dice edificato tra il
1182 e il 1185, sono stati nei secoli aggiunti un piccolo atrio
(1200), una cappella laterale affrescata (1300),un campanile (1300?)
e una canonica (1700) [ 2 ]
Sembra utile confermare queste datazioni con dati oggettivi ottenibili
dall’esame per termoluminescenza di materiali edilizi (mattoni,
terracotte, ecc.) provenienti dalle varie parti della costruzione.
Una prima parte di queste analisi è già stata effettuata
presso il laboratorio di Termoluminescenza del prof. Martini dell’Università
di Milano Bicocca, a cura delle dott.sse Sibilia e Galli
[ 3 ] e altre stanno per seguire
3)
Reliquie
Scavi
nella Rotonda, agli inizi del secolo, hanno rinvenuto accanto
alla Spada, in una piccola cavità della roccia, una scatoletta
di piombo sulla quale figurava l’indicazione «ossa di san
Galgano».
Si tratterebbe dei due frammenti ossei ora conservati nel
reliquiario gotico della chiesa di san Michele di Chiusdino.
Nella scatola di piombo si trovavano anche alcuni pezzi
di legno che sono ora stati sottoposti a radiodatatazione col
metodo del 14C, insieme a frammenti di legno dal tetto della Rotonda,
e a frammenti prelevati da due arti umani mummificati che si trovano
nell’adiacente cappella affrescata dal Lorenzetti. (Gli
arti, di probabile epoca molto più tarda, rappresentano
le «mani degli uomini invidiosi» che nel 1181, secondo
l’agiografia, tentarono di strappare la Spada dalla roccia mentre
san Galgano era assente, e che furono colpiti da un fulmine e
assaliti da un lupo)
Anche
un frammento di piombo della scatola (si crede del 1600) è
stato esaminato tramite fluorescenza X dal prof Longoni
e dal dott. Fiorini del Politecnico di Milano [ 4 ] e dal prof.
Oddone del Dipartimento di Chimica Generale dell’Università
di Pavia.
Datazioni al radiocarbonio potrebbero essere effettuate anche
sui frammenti ossei del reliquiario e sul teschio del Santo, per
accertare se la loro età è coerente con quella storicamente
attribuita.
La testa è l’unica reliquia rimasta di san Galgano e si
trova nella chiesa di Chiusdino. Non si sa dove sia stato
disperso il corpo, del quale si dice genericamente che fu sepolto
«accanto alla spada».
Le reliquie direttamente derivate dal corpo del Santo non sono,
però, attualmente concesse per analisi.
4)
Indagini e analisi sulla Spada
La
spada è stilisticamente coerente con quelle risalenti al
XII secolo. Pur essendo assai difficile una sua datazione assoluta
volta a escludere con certezza una sostituzione nel corso dei
secoli, di essa esiste una tradizione iconografica e di culto
ininterrotta dalle origini ad oggi.
E’ purtroppo sicuro che la lama, a seguito di atti vandalici,
è stata spezzata in questo secolo e successivamente risistemata.
Il 18 maggio 2001 è stata condotta un’ispezione preliminare
del reperto tramite un endoscopio a fibre ottiche introdotto praticando
un foro accanto alla lama, e successivamente la parte superiore
(che era stata fissata con del cemento) è stata temporaneamente
rimossa, rendendo visibile il punto di rottura e la parte di lama
sottostante.
Un campione di metallo potrebbe in seguito essere prelevato e
analizzato tramite analisi per attivazione neutronica e
per Spettrometria di massa (ICP-MS).
Altri metalli presenti in traccia insieme al ferro potrebbero
fornire utili indicazioni circa la provenienza del reperto, come
è stato fatto nel 1999 con la spada del Cid Campeador
(pure essa del XII secolo) [ 5 ]
Riuscire a scoprire che il ferro fu estratto da miniere
toscane, o - chi lo sa - tedesche, bretoni,
o francesi, sarebbe comunque un’utile indicazione storica.
Non si esclude naturalmente un’analisi metallografica tradizionale
su una parte nascosta della lama.
Un utile confronto potrebbe infine essere eseguito tra la spada
di san Galgano e quella del sopracitato Guglielmo di Malavalle,
anch’egli cavaliere-eremita, che ci è rimasta insieme ad
altre reliquie, distribuite tra i paesi di Buriano,Vetulonia,
Tirli e Castiglione della Pescaia
I
primi risultati di queste indagini verranno comunicati in occasione
di un Convegno di studi galganiani che si terrà, articolato
in più comuni della via Massetana, dal 12 al 21 settembre
2001.
Il Convegno di settembre comprenderà anche una giornata
dedicata agli studi storico-agiografici, e varie manifestazioni
collaterali (sfilate e musiche medievali).
Il coordinatore delle manifestazioni è Maurizio Calì,
presidente dell’Associazione Culturale Progetto Galgano. [ 6 ]
Riferimenti
e note
[
1 ] Cardini Franco «San Galgano e la spada nella roccia»
Ed. Cantagalli, Siena, 1994.
[
2 ] Rainini, Ivan “L’Abbazia di san Galgano” Ed. Sinai, Milano,
2001.
[
3 ] http://flint.mater.unimib.it
[
4 ] a) Fiorini, Carlo e Longoni, Antonio Review of Scientific
Instruments, 69, (3) 1998, 1523-1528
b) Fiorini, Carlo e Longoni, Antonio IEEE Transactions on
Nuclear Science, 46 (6), 1999, 2011-2016
[
5 ] Garcia Alonso J. I., Ruiz Encinar J., Martinez J. A. e
Criado, A. J. Origin of El Cid’s Sword revealed by ICP-MS
metal analysis” Spectroscopy Europe, 11 (4), 1999, 10-14.
[
6 ] http://web.infinito.it/utenti/e/enigmagalgano/sommario.html
Ulteriori
testi su san Galgano e su aspetti dell’archeometria
Susi,
Eugenio «L’eremita cortese» , Centro It. Studi
sull’Alto Medioevo, Spoleto, 1993.
Albergo,
Vito e Pistolesi, Andrea «San Galgano» Ed.
Speciale, Firenze, 1990.
Falzon,
Alex. M. «Re Artù in Toscana», Ed Nuova Immagine.
Siena, 1996.
Tassoni,
Leandro «Il Sogno di Galgano» Ed. Cantagalli,
Siena, 1995.
Giardino,
Claudio “I metalli nel mondo antico. Introduzione all’archeometallurgia”.
Laterza, Bari, 1998.
Lambert,
B. Joseph “Traces of the Past: Unraveling the Secrets of Archaeology
through Chemistry” Addison-Wesley: Reading, MA
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