(Da LA Stampa del 21/8/2002 Sezione: Tutto Scienze Pag. 3)

SE NE DISCUTE A VERONA DAL 23 AL 28 AGOSTO
L´ESPERANTO E' 10 VOLTE PIU' FACILE DELL'INGLESE

LA LINGUA CREATA DA ZAMENHOF NEL 1887 POTREBBE FAR RISPARMIARE MILIARDI ALL´UNIONE EUROPEA

Di Luigi Garlaschelli - Università di Pavia

Nell´Unione Europea sono in uso attualmente 11 lingue ufficiali per 15 paesi, e presto si aggiungeranno 10 altri paesi e altre 10 lingue. I problemi di comprensione reciproca e di traduzioni si moltiplicheranno: se con 11 idiomi ogni documento in una certa lingua deve essere tradotto nelle altre 10 (110 combinazioni possibili), con 21 lingue il numero di traduzioni sarà di 420. Già oggi sono impiegati circa 1300 traduttori solo tra i funzionari (più altri 2000 esterni) e le spese equivalgono al 30 per cento del bilancio. La torre di Babele che si prospetta preoccupa tutti, ma pochi sembrano disposti a rinunciare alla propria identità linguistica. Infatti, benché le nazioni le cui lingue sono le più conosciute (inglese, francese, tedesco) premano perché esse diventino anche le uniche ufficiali, ciò appare come una forma di "colonialismo linguistico" e discriminazione verso le lingue di minoranza. Nel mercato del lavoro comunitario, inoltre, verrebbero ulteriormente favorite le assunzioni di coloro la cui lingua madre è tra quelle ufficiali.
Le difficoltà che le differenze linguistiche generano tra i popoli non sono cosa nuova, e hanno dato origine all'idea (o all'utopia) che si possa comunicare in una lingua internazionale, di tutti proprio perché di nessuno, neutrale e non discriminatoria, perché pone tutti sullo stesso piano e si affianca alle lingue nazionali senza volerle sostituire o soffocare.
L'Esperanto, creato dal medico polacco Ludvik Zamenhof nel 1887, è la sola tra le varie lingue "pianificate" ad aver avuto un successo pratico tra le decine, forse centinaia, proposte. L'Esperanto ha una grammatica e una pronuncia logiche e regolari. Molte parole possono essere formate componendo pochi elementi di base. Benché sia una lingua "costruita", possiede una inattesa flessibilità e ricchezza di sfumature.
Utopistico, antistorico? Eppure in Esperanto già sono state scritte o tradotte 30 mila opere, dai romanzi ai trattati di micologia, dalle poesie d'amore alle barzellette. Oggi milioni di persone, in tutti i paesi del mondo, già sanno comunicare in questo idioma, esistono corsi universitari per insegnarla, si tengono congressi cui partecipano migliaia di persone (con complessi rock che cantano in Esperanto!) e grazie a Internet questa lingua sta diffondendosi più velocemente di prima. Il 23-28 agosto si terrà a Verona il V Congresso Europeo (www.esperanto.it).
L'Esperanto è facile da imparare grazie alla sua struttura semplice e regolare. Studi esplorativi eseguiti nel 1933 per quantificarne la facilità di apprendimento dimostrarono che è da 5 a 15 volte più facile di altre lingue nazionali. Dunque un anno di Esperanto equivale a 5-10 anni di inglese. Per uno sforzo così modesto, si argomenta, non varrebbe la pena di provare?   Un paio di dichiarazioni dell'Unesco di anni fa a favore dell'Esperanto rimasero quasi lettera morta; il Movimento Federalista Mondiale ha però ribadito il suo appoggio a questa lingua ancora nel luglio scorso.
Per concludere, ecco un brano in Esperanto: Esperanto estas neutrala lingvo kiu, ne entrudante sin en la internan vivon de la popoloj kaj neniom celante elpushi la ekzistantajn lingvojn naciajn, donus al la homoj de malsamaj nacioj la eblon komprenighadi inter si, kiu povus servi kiel paciga lingvo de publikaj institucioj en tiuj landoj, kie diversaj nacioj batalas inter si pri la lingvo, kaj en kiu povas esti publikigataj tiuj verkoj kiuj havas egalan intereson por chiuj popoloj.
(L'Esperanto è una lingua neutrale che, senza immischiarsi nella vita interna dei popoli, e senza affatto tentare di scacciare le lingue nazionali esistenti, darebbe agli uomini di nazioni diverse la possibilità di farsi comprendere tra di loro, che potrebbe servire come idioma pacifico delle pubbliche istituzioni in quei paesi nei quali nazionalità diverse lottano tra loro a causa della lingua, e nella quale potrebbero essere pubblicate quelle opere che posseggono lo stesso interesse per tutti i popoli.)
Scritto al primo congresso esperantista a Boulogne-sur-Mer nel 1905, ma sembra di oggi.

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