sabato
13 luglio 2002
Aggiornato ore 12.00

Luigi Garlaschelli Università di Pavia

Esperanto: una lingua che unisce il mondo


Cento anni fa una sola persona al mondo parlava l'Esperanto: una lingua "artificiale" inventata a tavolino da un medico oculista polacco, Ludwik Zamenhof. Oggi milioni di persone, in tutti i paesi del mondo, comunicano con questo idioma. Esistono 30 mila libri scritti o tradotti in Esperanto, corsi universitari per insegnarla e si tengono congressi cui partecipano migliaia di persone (e in cui si esibiscono complessi rock che cantano in Esperanto ! ). La Polonia del 1887 in cui Zamenhof viveva era un crogiolo di razze e lingue, agitato da impulsi nazionalistici e ricorrenti ondate di antisemitismo. Varsavia era zarista, in casa di Zamenhof si parlava ebraico, e la prima grammatica della nuova lingua fu scritta in russo. Zamenhof concepi' l'idea che solo una lingua neutrale, che non appartenesse a nessuno, avrebbe potuto essere uno strumento adatto per facilitare in molti modi la comunicazione fra persone di Paesi diversi. Cent'anni di uso pratico hanno provato che ciò è possibile: l'Esperanto è una lingua viva, capace di esprimere ogni aspetto del pensiero umano. L'esperanto non appartiene ad un popolo o ad un Paese particolare; esso è internazionale e neutrale, perciò non avvantaggia nessuna cultura che potrebbe opprimere o danneggiare le altre. L'esperanto appartiene a chiunque lo parli e costituisce un ponte fra le culture. Perché imparare l'Esperanto? Prima di tutto, perché l'inglese (ma ieri il francese, domani forse il cinese...) non è così facile e diffuso come si pensa; o forse per una certa dose di idealismo, al quale alcune persone non sanno rinunciare; o forse perché è una lingua divertente, un po' strana e buffa... ci sono però altri motivi: ad esempio farsi degli amici in tutto il mondo, e avere corrispondenti di paesi lontani e di altre culture. Chi studia Esperanto spesso lo fa proprio per questo motivo. E poi partecipare a convegni locali, nazionali od internazionali, ed essere ospitati da altri Esperantisti. L'Esperanto è la sola lingua ausiliaria che abbia avuto successo, tra le decine, forse centinaia, proposte. L'Esperanto forse non è perfetto come alcuni linguisti avrebbero desiderato. Eppure, esso è così semplice, che è possibile anche impararlo da soli. L'esperanto ha una grammatica (e una pronuncia) logica e regolare. Molte parole possono essere formate componendo pochi elementi di base. Cinque o sei mesi di studio mettono in grado di parlarlo e comprenderlo a un livello che per altre lingue avrebbe richiesto vari anni. Per chi vuole provare, corsi e grammatiche sono disponibili in ogni città o presso la Gioventù Esperantista Italiana. Si trovano gratuitamente su Internet corsi multimediali, libri e grammatiche, ed esiste anche un corso gratuito da seguire per posta elettronica. I corsi di Esperanto sono validi come crediti formativi scolastici. Ma per finire, ecco un brano in Esperanto: Lancita en 1887 kiel projekto de helplingvo por internacia komunikado, kaj rapide evoluinta en vivoplenan, nuancorican lingvon, Esperanto jam de pli ol jarcento funkcias por kunligi homojn trans lingvaj kaj kulturaj baroj. Intertempe la celoj de giaj parolantoj ne perdis gravecon kaj aktualecon. (Lanciato nel 1887 come progetto di lingua ausiliaria per la comunicazione internazionale, e sviluppatosi rapidamente in una lingua viva e ricca di espressività, l'esperanto funziona già da oltre un secolo per unire gli uomini al di là delle barriere linguistiche e culturali, mentre gli obbiettivi di coloro che lo usano non hanno perduto nulla della loro importanza e della loro attualità.)

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