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TRA
MITO E CULTO RELIGIOSO
Leggende di draghi in Toscana nate da un cranio di coccodrillo.
Fin dall'antichità´ si conserva un teschio
in un convento di Santa Fiora ora è stato identificato
come il resto di un animale che viveva nel Nilo.
Il teschio di un animale presentato come l'ultimo drago del
Medioevo è tuttora conservato in una piccola teca nel semiabbandonato
Convento della Selva, nel borgo di Santa Fiora, tra i boschi selvaggi
del Monte Amiata. Il mostro, secondo le cronache del tempo, sarebbe
stato ucciso nel 1488 dal conte Guido Sforza di Santa Fiora (1445-1508),
di un ramo degli Sforza lombardi derivante da Bosio, figlio illegittimo
del fondatore della dinastia, Muzio Attendolo. La misteriosa creatura,
il cui solo cranio misura circa 40 centimetri di lunghezza, infestava
i boschi e i fiumi circostanti, finché l'eroico conte, in sella
al suo destriero, non lo trafisse con la lancia, riportandone
poi la testa come trofeo di caccia. Nel Convento è visibile solo
la parte superiore del cranio: l'altra metà fu donata - e andò
dispersa - alla Chiesa romana di Trinità dei Monti. Sull'identità
dell'animale da cui deriva il singolare reperto discussero eruditi
locali già nel 1838. Esso è ora stato identificato con certezza
da John Thorbjarnarson, della Wildlife Conservation Society della
Florida: "Si tratta in realtà della parte superiore del cranio
di un coccodrillo del Nilo. In epoca storica però questi animali
non vivevano in Italia, tranne nelle acque del Papireto e del
Garraffello, presso Palermo" dice lo studioso, un'autorità mondiale
in fatto di coccodrilli. "Il coccodrillo è sicuramente uno degli
animali alla base di quella creatura composita che è il drago
della mitologia. Sono vissuto a lungo anche in Cina - prosegue
Thorbjarnarson - per salvaguardare la sopravvivenza dell'alligatore
cinese, ivi chiamato "Tu Long", ovvero drago di terra. In Oriente
il drago divenne però simbolo di forza e nobiltà, anziché rappresentazione
del male come in Occidente". Ma un filo rosso lega il conte Guido
al primo e più famoso uccisore di draghi: nientemeno che San Giorgio.
Storicamente, San Giorgio fu un soldato romano in Palestina, il
quale, avendo rifiutato di sacrificare agli dei pagani come prescritto,
fu martirizzato sotto Decio o Diocleziano, nella seconda metà
del II secolo dopo Cristo. Poco dopo questa feroce persecuzione,
Costantino nel 313 dichiarò la libertà di culto nell'Impero Romano,
ed egli stesso fu il primo imperatore cristiano. Costantino amava
farsi ritrarre in vesti militari mentre trafiggeva un serpente,
raffigurante il paganesimo. Questa immagine, molto diffusa nei
secoli seguenti, pare si trovasse anche sulla tomba di San Giorgio,
a Lydda (Lod) e diede origine, verso il XII secolo, alla credenza
che si trattasse invece del martire nell'atto di uccidere un drago.
La Chiesa stessa, del resto, ha sempre considerato l'episodio
come simbolico. Il mito dell'eroe che abbatte il drago ha origini
antiche (nella mitologia classica Perseo salva Andromeda dal mostro
marino, Apollo uccide il serpente Pitone) e in età alessandrina
si mescola in Medio Oriente con leggende arabe, assire, egiziane.
Lo prova anche un dotto saggio dell´archeologo Charles-Simon Clermont-Ganneau
(1846-1923) su di un bassorilievo di arte copta del VI sec. esposto
al Louvre, raffigurante il dio egiziano Horus a cavallo, che uccide
con una lunga lancia un coccodrillo, simbolo di Set, dio del male.
Se non fosse per il fatto che Horus ha - come sempre - la testa
di falco, sarebbe una rappresentazione esatta dell´impresa di
San Giorgio. Ripetuta poi a non finire, con variazioni sul tema
(i draghi aumentano di dimensione, prendono le ali e sputano fuoco;
il cavaliere salva una fanciulla vittima predestinata della belva,
eccetera), la leggenda diventò un archetipo occidentale. Guido
da Santa Fiora forse professava una venerazione particolare verso
San Giorgio. Infatti un conte di Santa Fiora, probabilmente proprio
Guido, attorno al 1475 donò alla cittadina di Varzi (Pavia) una
reliquia proveniente dal braccio destro del martire. Il racconto
dell'uccisione della belva da parte di Guido è ricalcata troppo
da vicino su quella del Santo per essere casuale (secondo un'antica
leggenda dell'Amiata, Guido fu addirittura aiutato da un nobile
cavaliere di nome Giorgio). Gli fu forse dipinta addosso dopo
la sua morte in onore alla sua venerazione? o fu lui stesso a
crearla? E come arrivò il cranio di coccodrillo dal Nilo a Grosseto?
Si potrebbe ipotizzare che rettili portati dai Romani per gli
spettacoli del Colosseo siano sopravvissuti per mille anni, ma
ne sarebbero state necessarie intere famiglie. Un animale fuggito
da uno zoo itinerante? O, banalmente, il cranio era un souvenir
esotico regalato al conte, sul quale egli montò una spacconata?
Le ipotesi restano aperte. Nel frattempo, quattro anni più tardi
sarebbe iniziato l'Evo Moderno; il mondo sarebbe diventato sempre
più piccolo e conosciuto, e anche i draghi, purtroppo, sarebbero
velocemente spariti.
(*)Università
di Pavia - Luigi Garlaschelli (*)
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